17) Spinoza. L'ordine della Natura.
Spinoza espone con chiarezza la sua concezione dell'ordine della
Natura e sottolinea le differenze da quella tradizionale (in
sostanza dal cartesianesimo). Le affezioni, cio gli stati
d'animo, possono essere studiate more geometrico come tutto il
resto della realt.
B. Spinoza, Etica, Parte terza, Prefazione (pagina 208).

La maggior parte di coloro che hanno scritto sugli affetti e sul
modo di vivere degli uomini, sembra che trattino non di cose
naturali, che seguono le comuni leggi della natura, ma di cose che
sono al di fuori della natura. Sembra anzi che concepiscano l'uomo
nella natura come un impero nell'impero. Infatti credono che
l'uomo sconvolga l'ordine della natura, pi che seguirlo, e che
abbia sulle proprie azioni un potere assoluto, e che non sia
determinato da altro che da se stesso. Attribuiscono poi la causa
dell'impotenza e dell'incostanza umana non al comune potere della
natura ma a un presunto vizio della natura umana, e perci la
compiangono, la deridono, la disprezzano, o, pi comunemente le
detestano; e chi con maggior eloquenza o arguzia sa cogliere
l'impotenza della Mente umana passa per uomo divino. Tuttavia non
sono mancati uomini assai illustri (alla cui fatica e operosit
riconosciamo di dover molto) che hanno scritto cose eccellenti sul
giusto modo di vivere e hanno dato ai mortali consigli pieni di
saggezza; ma nessuno, che io sappia, ha determinato la natura e le
forze degli Affetti, e che cosa possa fare la Mente per dominarli.
So bene che il celeberrimo Cartesio, bench anch'egli abbia
creduto che la Mente  dotata di un potere assoluto sulle sue
azioni, ha cercato tuttavia di spiegare gli Affetti umani mediante
le loro cause prime e, nello stesso tempo, ha cercato di indicare
la via per cui la Mente potesse ottenere il potere assoluto sugli
Affetti; ma secondo me non ha dimostrato altro che l'acume del suo
grande ingegno, come a suo tempo dimostrer. Infatti io voglio
tornare a coloro che preferiscono detestare e irridere gli Affetti
e le azioni degli uomini piuttosto che comprendere. A costoro
sembrer certamente strano che io mi accinga a trattare dei vizi e
delle stoltezze umane secondo il metodo Geometrico, e che voglia
dimostrare con un ragionamento rigoroso cose che essi proclamano
incompatibili con la ragione, vane, assurde, orrende. Ma ecco
quale  il mio argomento. Nella natura nulla accade che possa
essere attribuito a un suo vizio; infatti la natura  sempre la
stessa e la sua virt e potenza di agire  ovunque una sola e
medesima, ossia le leggi e le norme della natura, secondo le quali
ogni cosa accade e da una forma si muta in un'altra, sono ovunque
e sempre le medesime, e perci anche il modo d'intendere la natura
di tutte le cose, quali che siano, deve essere uno e medesimo,
ossia in base alle leggi e alle norme universali della natura.
Quindi gli Affetti dell'odio, dell'ira, dell'invidia, eccetera, in
s considerati, derivano dalla stessa necessit e virt della
natura, come le altre singole cose; e perci ammettono determinate
cause per mezzo delle quali vengono conosciuti e hanno determinate
propriet degne della nostra conoscenza come le propriet di
qualunque altra cosa di cui la sola contemplazione basta a
dilettarci. Tratter dunque della natura e delle forze degli
Affetti e del potere della Mente su di essi, con lo stesso Metodo
con cui nelle parti precedenti ho trattato di Dio e della Mente, e
considerer le azioni e i desideri umani come se si trattasse di
linee, di superfici e di corpi.
B. Spinoza, Etica e Trattato teologico-politico, UTET, Torino,
1988, pagine 187-188.
